Una coperta, un sorriso, una carezza di Cristo
Ogni tanto, nei gruppi di lavoro del Movimento Celestiniano dell’Aquila, Pietro Paolo Giorgi ci condivide episodi come questo: frammenti di ordinaria Provvidenza, piccole conquiste quotidiane, gocce di bontà versate nell’immenso oceano della povertà, del bisogno, della solitudine.
Sono gesti semplici, ma capaci di raccontare la nostra missione meglio di qualunque discorso: la carità silenziosa, l’amore che si fa gesto, la condivisione concreta con i fratelli che la Provvidenza porta a bussare alla nostra porta.
Questa sera, come accade ormai da un po’ di tempo, alle 18 sono arrivati 41 migranti senza fissa dimora per un piatto caldo prima di cercare un riparo per la notte.
Ieri erano stati 25.
Durante la giornata la gente ha portato giacconi e coperte da distribuire, per attenuare, per quanto possibile, la morsa del freddo che in questi giorni scende fino a 4 gradi sotto zero.
Abbiamo servito a tutti un buon riso cucinato da Imram, uno di loro, e poi consegnato i giacconi e le coperte a chi ne aveva bisogno.
Alla fine, convinti di aver fatto tutto il possibile, li abbiamo salutati.
Ma un giovane si è avvicinato chiedendo una coperta, perché non l’aveva ricevuta.
Non ce n’erano più.

Nei suoi occhi ho letto la disperazione.
Sapevo che nel container non era rimasto nulla, ma per scrupolo sono andato a controllare.
Appena apro, davanti a me, una bella coperta, grande e calda, proprio lì, sopra tutto il resto.
C’ero andato nel pomeriggio, e non c’era.
L’ho presa, sono uscito, ho chiamato il ragazzo e gliel’ho mostrata.
È corso verso di me, l’ha afferrata, se l’è stretta al petto con un sorriso immenso e quegli occhi spalancati che non dimenticherò.
Se n’è andato felice insieme al gruppo.
Chissà dove dormirà stanotte… ma quell’incontro dei nostri sguardi è stato, per entrambi, una carezza di Cristo, su tutti i poveri cristi che bussano alla nostra porta.
Alla Mensa di Celestino, e in tutte le realtà del Movimento Celestiniano, questi piccoli miracoli si compiono ogni giorno.
Ogni sera bussano alla nostra porta persone nuove, volti segnati dalla strada, dal freddo, dalla paura. Forse si passano parola tra loro, perché sanno che qui troveranno una mano tesa, un piatto caldo, un po’ di umanità.
Ma ogni giorno diventa più difficile: i numeri crescono, le risorse si assottigliano, e la sensazione di non riuscire a fare abbastanza si fa più forte.
Eppure continuiamo, perché in ogni gesto di condivisione, anche il più piccolo, riconosciamo il volto di Cristo che ci chiede di non smettere mai di amare.
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