Intervista a Panti, “Dal Fuoco del Morrone 45 anni fa nacque tutto”

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Parte ogni anno – appena dopo Ferragosto – dall’eremo di Sant’Onofrio, luogo in cui Pietro Angelerio viveva prima di diventare Papa Celestino V: è il Fuoco del Morrone, simbolo di pace, fratellanza e riconciliazione, che caratterizza la Perdonanza. Si tratta di una manifestazione più longeva dello stesso evento celestiniano come è inteso oggi: il Fuoco, infatti, risale al 1980, la Perdonanza al 1983 e da allora il Fuoco è parte integrante delle celebrazioni celestiniane. L’itinerario è quello idealmente percorso da Celestino alla fine di agosto del 1294, per arrivare all’Aquila e vestire le insegne di pontefice nella basilica di Collemaggio, da lui fatta erigere. Quella del 2024 sarà la quarantacinquesima edizione: un traguardo significativo, con vista sul mezzo secolo. Va evidenziato come questi aspetti siano risultati decisivi per l’attribuzione all’intera Perdonanza del titolo di Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco. Per saperne di più, abbiamo rivolto alcune domande a Floro Panti, presidente del Centro internazionale di studi celestiniani e “padre” della manifestazione.

 

Come è nato il Fuoco del Morrone?

 

Tutto è nato all’interno dei Liberi podisti aquilani, prima associazione che fu creata nel 1980. Con padre Quirino Salomone, che già da un anno stava preparando qualcosa, attraverso il presepe vivente di Pianola, abbiamo pensato a una fiaccola che dall’Eremo del Morrone scendesse fino all’apertura della Porta Santa di Santa Maria di Collemaggio, tutto in un giorno solo. La mattina del 28 agosto, così, siamo partiti come un gruppo di amici e con un percorso veloce abbiamo attraversato tutta la Valle Subequana fino ad arrivare a Collemaggio la sera. C’era la banda della Brigata “Acqui” e i Vigili del fuoco, grazie alla loro scala mobile, accesero il tripode posizionato sul torrione. Non ricordo chi aprì la Porta Santa, ma dal secondo anno, 1981 e l’anno seguente, fu aperta dal cardinale Corrado Bafile.

 

L’anno seguente è stata lanciata la Perdonanza “moderna”.

 

Nel 1983 è stata un’iniziativa del sindaco, “don” Tullio De Rubeis, che era già presidente del Centro internazionale di studi celestiniani. È partito quello che è stato il primo Corteo della Bolla con Errico Centofanti, che si era occupato di presentare un progetto di quello che poteva essere il corteo. La Bolla era contenuta in un ostensorio ligneo, di colore verde, realizzato dallo scultore Remo Brindisi, che oggi si trova all’ingresso di palazzo Fibbioni, sede municipale, dopo essere stato per lunghi anni anonimamente a palazzo Margherita. Il cardinale invitato ad aprire la Porta Santa era Carlo Confalonieri, già arcivescovo dell’Aquila. Abbiamo continuato a riproporre il modello dell’arrivo a Collemaggio come nel primo anno.

 

Come si è evoluta, poi, la manifestazione?

 

Nel 1984 ci siamo presi un paio di giorni in più e siamo andati a celebrare il rito di accensione nel cortile di piazza Palazzo, d’intesa con il sindaco Enzo Lombardi. Nell’86 è arrivato un marchingegno contrassegnato dall’emblema del Comune che, con una manovella, portava su il braciere con il fuoco fino in cima alla torre di palazzo. A quel punto, il vigile accendeva il tripode e partivano i fuochi artificiali. Quella edizione era stata contraddistinta dalla presenza di ragazzi libanesi nostri ospiti per tutto il periodo – nel loro Paese si era scatenata la guerra civile – Hanno partecipato a tutte le manifestazioni della fiaccola e in particolare all’accensione. Una ragazza si era commossa e fu scritto che era il miglior segno della Perdonanza: una trentina di anni dopo ho scoperto che è diventata responsabile del comitato olimpico libanese, Hala Husseini.

 

Il Fuoco non ha mai fermato il suo percorso, nemmeno dopo il 6 aprile 2009…

 

Neanche il terremoto ci ha fermato, sono 45 anni ininterrotti di attività. Quell’anno, in particolare, abbiamo visitato tutte le tendopoli di tutti i comuni coinvolti, dalla Valle Subequana in giù, e ci siamo spinti fino alla frazione di Camarda, allargando il giro. Da tempera abbiamo imboccato la vecchia strada fino ad arrivare in città, alla Fontana Luminosa. C’era tutta zona rossa, ad aspettarci nessuno tranne i vigili e i rappresentanti della questura. C’era questo gruppo di otto amici che si erano alternati nel percorso finale, alcuni dei quali, tra l’altro, oggi non ci sono più. Volevamo passare insieme lungo il corso, ma solo uno è stato autorizzato, così sono mi sono prestato io.

 

Come è andata?

 

Ci sono le foto che mi ha scattato un vigile del fuoco di nome Romeo. Un’auto della polizia mi seguiva per fare luce con i fari, dato che il corso era tutto buio, un vigile era davanti con un’altra auto che apriva il corteo e lui a piedi scattava le foto. In piazza Duomo c’era Pierino Giorgi ad aspettarmi con gli sbandieratori e i Cavalieri di Celestino. Un’emozione forte, ho terminato piangendo di brutto. Siamo proseguiti fino a Collemaggio, passando all’interno della tendopoli che era sul prato dinanzi alla basilica, e siamo andati dietro l’edificio dove c’erano quattro gatti ad aspettarci. Era il 26 agosto, due giorni dopo c’è stato il Corteo della Bolla dai Quattro Cantoni con il sindaco Massimo Cialente. La teca con il corpo di Celestino sarebbe partita per il giro delle varie regioni, è rimasta lontano dall’Aquila per un anno facendo varie tappe, Chieti, Isernia, Lanciano. L’anno all’interno della basilica era stata costruita una copertura provvisoria e la teca è stata posizionata sul moncone della colonna fino ai lavori di ricostruzione.

 

Interview with Panti, “Everything was born from the Morrone Fire 45 years ago”

 

It starts every year – just after August 15th – from the hermitage of Sant’Onofrio, the place where Pietro Angelerio lived before becoming Pope Celestine V: it is the Morrone Fire, symbol of peace, brotherhood and reconciliation, which characterizes Forgiveness. It is a longer-lived manifestation of the same Celestine event as it is understood today: Fire, in fact, dates back to 1980, Forgiveness to 1983 and since then Fire has been an integral part of Celestine celebrations. The itinerary is the one ideally followed by Celestine at the end of August 1294, to arrive in L’Aquila and take on the insignia of pontiff in the basilica of Collemaggio, which he had built. 2024 will be the forty-fifth edition: a significant milestone, with a view to half a century. It should be highlighted that these aspects were decisive for the attribution of the title of Intangible Heritage of Humanity by UNESCO to the entire Perdonanza. To find out more, we asked some questions to Floro Panti, president of the International Center for Celestine Studies and “father” of the event.

 

How was the Morrone Fire born?

 

It all started within the Free runners of L’Aquila, the first association created in 1980. With Father Quirino Salomone, who had already been preparing something for a year, through the living nativity scene of Pianola, we thought of a torch that from the Hermitage of Morrone descended to the opening of the Holy Door of Santa Maria di Collemaggio, all in a single day. Thus, on the morning of August 28th, we set off as a group of friends and with a quick route we crossed the entire Subequana Valley until arriving in Collemaggio in the evening. The band of the “Acqui” Brigade was there and the firefighters, thanks to their escalator, lit the tripod positioned on the tower. I don’t remember who opened the Holy Door, but from the second year, 1981 and the following year, it was opened by Cardinal Corrado Bafile.

 

The following year “modern” Forgiveness was launched.

 

In 1983 it was an initiative of the mayor, “Don” Tullio De Rubeis, who was already president of the International Center for Celestine Studies. The first Bubble Procession began with Errico Centofanti, who was responsible for presenting a project of what the procession could be. The Bull was contained in a green wooden monstrance, created by the sculptor Remo Brindisi, which today is located at the entrance to Palazzo Fibbioni, the municipal headquarters, after having been anonymously in Palazzo Margherita for many years. The cardinal invited to open the Holy Door was Carlo Confalonieri, former archbishop of L’Aquila. We continued to propose the model of arriving in Collemaggio as in the first year.

 

How did the event evolve then?

 

In 1984 we took a couple of extra days and went to celebrate the lighting rite in the courtyard of Piazza Palazzo, in agreement with the mayor Enzo Lombardi. In 1986, a device marked with the emblem of the Municipality arrived which, with a crank, raised the brazier with fire to the top of the palace tower. At that point, the policeman lit the tripod and the fireworks went off. That edition was characterized by the presence of Lebanese young people who were our guests for the entire period – the civil war had broken out in their country – They participated in all the torch demonstrations and in particular at the lighting. A girl was moved and it was written that she was the best sign of Forgiveness: about thirty years later I discovered that she became head of the Lebanese Olympic Committee, Hala Husseini.

 

The Fire never stopped its path, not even after April 6, 2009…

 

Not even the earthquake stopped us, it’s been 45 uninterrupted years of activity. That year, in particular, we visited all the tent cities of all the municipalities involved, from the Subequana Valley downwards, and we went as far as the hamlet of Camarda, expanding the tour. From tempera we took the old road until we arrived in the city, at the Luminous Fountain. There was an entire red zone, with no one waiting for us except the police and representatives of the police station. There was this group of eight friends who took turns on the final journey, some of whom, among other things, are no longer with us today. We wanted to go along the course together, but only one was authorized, so I volunteered.

 

How did it go?

 

There are photos that a firefighter named Romeo took of me. A police car followed me to shed light with its headlights, since the street was completely dark, a policeman was in front with another car leading the procession and he took the photos on foot. Pierino Giorgi was there waiting for me in Piazza Duomo with the flag-wavers and the Knights of Celestine. A strong emotion, I ended crying badly. We continued up to Collemaggio, passing inside the tent city which was on the lawn in front of the basilica, and we went behind the building where there were four cats waiting for us. It was August 26th, two days later there was the Procession of the Bull from the Four Cantons with the mayor Massimo Cialente. The casket with Celestine’s body would have left for a tour of the various regions, it remained away from L’Aquila for a year making various stops, Chieti, Isernia, Lanciano. That year, a temporary roof was built inside the basilica and the reliquary was positioned on the stump of the column until the reconstruction works.